domenica 22 dicembre 2013

Grazie, all'anno prossimo!

Se devi amarmi, per null'altro sia
se non che per amore.
Mai non dire:
"L'amo per il sorriso,
per lo sguardo,
la gentilezza del parlare,
il modo di pensare
così conforme al mio,
che mi rese sereno un giorno".
Queste son tutte cose
che posson mutare,
Amato, in sé o per te, un amore
così sorto potrebbe poi morire.
E non amarmi per pietà di lacrime
che bagnino il mio volto.
Può scordare il pianto
chi ebbe a lungo
il tuo conforto, e perderti.
Soltanto per amore amami
e per sempre, per l'eternità.

(Elizabeth Barrett Browning)

Auguro a tutti voi, che siate amici, fedeli lettori, sporadici visitatori o turisti per caso su questo post, delle Serene feste di Natale ed un ricco anno nuovo; un 2014, cioe, ricco di esperienze, sensazioni, Emozioni e di Amore. Non rinunciamo mai ad Emozionarci e ad Amare, a volte è tutto ciò che ci resta... Tuttavia, state certi, è sempre un grande Inizio.

Grazie, inoltre, a tutti coloro che credono in me, al mio Daniele, alle mie Care e Pazze Amiche, a Clara (alias Maria Chiara di Animula Solivaga). 

Grazie. Ci si legge l'anno prossimo!
AkiraM. 

domenica 15 dicembre 2013

Quando una donna dice "lasciami sola" l'ultima cosa che vuole è restare sola.
Tuttavia sa semplicemente che non sarai in grado di aiutarla.

Ma ricordate: in Amore vince chi resta. 

mercoledì 4 dicembre 2013

Tra cielo e terra. Tra cuore e testa

Vi è mai capitato di parlare sinceramente ad una persona e non sentirvi minimamente capiti tanto da diventare piccoli a tal punto da voler scomparire? A volte penso anche che il giorno dopo non riuscirò ad uscire dalle coperte per l'umiliazione!
Ogni volta mi dico che sarà l'ultima. La prossima volta tacerò.
Oggi ho fatto una "grande scoperta". Mi sbagliavo! Non siamo noi che dobbiamo stare zitti, nascondere i nostri sentimenti, sono gli altri che sbagliano a non capire... E non sanno che si perdono! Quanta soddisfazione può dare Capire qualcuno, sentire Empatia. È come se quella relazione ti portasse al Sehnsucht, a metà tra sensazione di sublime, desiderio del sublime e desiderio di desiderare il sublime.
[Non fate quella faccia. Il romanticismo è il padre letterario della mia filosofia!]
Tutt'al più, la prossima volta, potremmo (ma anche no, perché anche se mai si dovrebbero prendere decisioni in tristezza, felicità e rabbia, è naturale che succeda) cercare di valutare meglio se ne vale la pena, se l'altra persona ha la capacità di non farci perdere tempo e fiato. Non dignità, quella non l'avremmo persa comunque.
Infatti in questi casi è proprio la dignità che ci sembra di perdere ma è solo una sensazione. Ve lo assicuro. Dobbiamo essere sicuri di noi stessi e dei nostri sentimenti. Se l'altro non capisce non sono poi in fondo affari nostri. Possiamo e dobbiamo aprirci al mondo perché nei sentimenti non c'è niente di tabù. In gioco c'è qualcosa di troppo grande per metterci a mentire, a dissimulare.
Quante volte ho detto: "era meglio non dirlo questo"... Oggi penso che se è quello che sento perché no!  Metto ciò che sento davanti a tutto perché  è il cuore che guida la testa, è nel cuore che ci sono i motivi, nella testa al massimo vi sono i modi.
È  così, davvero: viviamo tra cielo e terra. Ci nutriamo ogni giorno di sentimenti, sono la nostra aria, ciò che siamo, ciò in cui fluttuiamo, è giusto imparare a conviverci, con i nostri... noi e gli altri.

lunedì 2 dicembre 2013

Ti voglio Bene

Ti voglio Bene. Essenzialmente, in realtà, vuol dire solamente che ci auguriamo il meglio per qualcuno. Se non il meglio, almeno il Bene. Quando diciamo "ti voglio bene" a qualcuno però, correntemente, sott'intendiamo il motivo per il quale lo stiamo dicendo, il motivo per il quale ci auguriamo del bene per lui: per affetto. Posto che la frase ha qualcosa che non va perchè possiamo, e dovremmo, augurare il bene anche a chi non siamo legati da un ponte affettivo, sarebbe curioso cercare di capire cosa significa e quando si crea questa affezione (termine che tra l'altro nasconde anche lui un mondo).

Perchè gli vuoi bene? Perchè è un famigliare, un parente, perchè mi aiuta, mi capisce, mi ascolta, perchè è fatto così, colà... Tutte ragioni, per un motivo o per un altro, opinabili, obbiettabili. Si può facilemente arrivare, in verità, alla banale conclusione che il motivo per cui sentiamo un'affezione nei confronti di qualcuno è impossibile da indagare, impossibile da definire con chirezza. Del resto c'è chi parla di elezione, chi di chimica, chi di interesse, chi di altruismo, chi di estroversione... Ognuno si basa sulla propria dottrina, data a volte anche solo da esperienza o da tendenza caratteriale. E allora il motivo per il quale ci rifletto è perchè è una dinamica così strana da creare altrettanto strane vicende.

È interessante notare la litote di chi dice: "gli voglio bene anche se - o, peggio, perchè - è così fragile da cadere continuamente, da buttarsi giù per ogni minima cosa, è così difficile rapportarsi con lei... Vuole avere sempre ragione, non cambia mai idea, va letteralmente fuori di testa su certi argomenti, passa interi periodi di stress tale da renderla intrattabile, non mi capisce ed io non capisco lei, spesso non mi aiuta o non lo fa come vorrei, a volte mi mette in imbarazzo, non abbiamo alcun credo in comune, la discussione spesso è anche feroce, ridiamo insieme ma piangiamo lontane, non siamo capaci di entrare positivamente l'una nella vera anima dell'altra."


Nonostante potremmo prendere anche parzialmente tutte le ragioni riportate, cambiarle o aggiungerne altre, la domanda si fa strada sempre meno latentemente: "allora perchè?". Quello che è descritto potrebbe essere un rapporto del tutto vuoto, superficiale, distante, persino inutile... Perchè allora? Perchè gli vuoi bene? 
Si potrebbe prendere una causa qualsiasi effettivamente o dire che questo è il tipo di Amore più alto, quello senza apparente ragione, quello disinteressato, quello che non chiede nulla in cambio. Ma si potrebbe aggiungere, di contro, dall'altra parte della medaglia, che non è niente di speciale, che è quello che potrebbe crearsi con chiunque, quello che deve essere riservato a chiunque, anche solo per il suo rulo: torniamo su, quello che si può e si dovrebbe riservare anche a chi non siamo legati da un ponte affettivo. Finiamo per identificare la tendenza di voler bene con quella che abbiamo verso chi non ci ha fatto nulla di male. 
Allora l'affetto qui non esiste? È una maschera, una bugia, una confusione lessicale, un'affezione che non è affetto? 

Io sono, ammetto, la prima che non crede a questi strani "ti voglio bene", ma, torno ad ammettere, sono anche tra chi a volte, in certi casi, per certe persone, li esercita. Vale a dire chi esercita "ti voglio bene" sostenuti da un sistema che, poco meritocraticamente, manda avanti motivazioni di scarsa rilevanza in confronto ai contro, che andrebbero, in realtà, in barba al ruolo, all'interesse, all'entusiasmo del momento.

C'è chi non dice "ti voglio bene", c'è chi lo dice molto raramente, c'è poi chi ne abusa... Ma a prescindere da quante volte e con quanta facilità lo diciate, questa frase conserva, sempre, il suo mistero, la sua irrazionalità... Il mondo dell'uomo si conferma essere un qualcosa di così complicato da apparire una bozza di un qualche Dio o, per i non credenti, di una qualche forma di intrinseca pazzia. 

lunedì 18 novembre 2013

~Elenchi - Le parole vietate

Ci sono certe parole che mettono in difficoltà, che non ci stanno sulle nostre labbra, che sentiamo scomode. 
Vi elencherò le mie, vediamo se siamo d'accordo:
-Gesù, Cristo 
-Orgasmo 
-Magrezza e grossezza 
-Genitori separati e divorziati 
-Padre 
-Carità 
-Dieta 
-Cibo 
-Godere 
-Muori 
-Normale
-Jazz (come tutte le parole di cui ho dubbi di pronuncia) 
-Perdono 
-Assassino 
-Eterno 
-Negro  -Povertà 
-Anima (nel senso spiritualmente religioso del termine) 
-Animale 
-Depressione 
-Traditore / Tradimento 
-Dottore 
-Pene 
-Vaffanculo (insieme a tante altre cosiddette parolacce oppure altre comunemente considerate volgari) 
-Cesso (assieme a cacca e pipì che mi disgusta anche scrivere) 

Ce ne sono molte altre probabilmente. Di molte non saprei dare una spiegazione, per altre è sin troppo semplice, per alcune la motivazione è più divertente e simpatica di quanto si creda. Tuttavia la maggior parte delle volte evitiamo le parole vietate perché fanno male e/o  perché lasciano scoperti nervi che non sapremmo gestire, anche solo per retaggi culturali o di educazione familiare o convinzione personale. Tutti abbiamo un vocabolario vietato, come fosse una collezione di turpiloqui che non riusciamo tal volta nemmeno a sentire. 
Se sia giusto mantenerlo o se sarebbe più giusto cercare di superarlo sinceramente non lo so, forse dipende dal "truma" o dell'importanza, dalla pesantezza, della parola stessa. Ciò che è certo è che tutti abbiamo delle parole che ci fanno paura. Quanto o più delle persone. 

domenica 17 novembre 2013

Rosaspina


"La donna uscì dalla costola dell'uomo, non dai piedi per essere calpestata, non dalla testa per essere superiore ma dal lato, per essere uguale, sotto il braccio per essere protetta, accanto al cuore per essere amata." William Shakespeare  

Una Donna può essere ferro ardente, abile burattinaia, coltello affilato, corda stretta. Oppure discreta presenza, sguardo basso, caldo abbraccio, rassicurante sorriso. 
A guidare questo carro da sempre un solo cavallo: la passione.
La donna come tutti è tutto ed il contrario di tutto. Eppure...

Eppure i suoi occhi gridano.
I capelli leggeri il vento non riesce a scompigliarli: li accompagna in una danza incantata ed armonica con il mondo.
Le sue dita sembrano foglie che leggere si muovono sull'acqua, come unghia sulla pelle: un brivido. 
Il suo sorriso è quanto di più prezioso il mondo abbia visto.
Il suono della sua risata è la campana del mattino in un paese di montagna, risuona tra le valli. Ogni creatura davanti ad essa atterrisce.
Le sue lacrime sono cariche di amarezza come un liquore velenoso, scaverebbero le rocce in mezzo al mare.
Le spalle, lievi colline, sembrano sempre offerte all'abbraccio, alla protezione, eppure reggono il peso di un mondo intero interno al suo cuore che, anche se chiuso in un piccolo scrigno, batte assieme a quello della Vita stessa.
I suoi fianchi sono lava che lenta attraversa la terra: il caldo è tale che anche da lontano l'afa si fa pressante sulla gola.
La pelle è seta troppo pregiata per essere toccata, contaminata, sporcata. Eppure, battuta, non si lacera facilmente.

Un Segreto nasconde la sua mente, colmo di desiderio, aspetta. Tanto ci si affanna per penetrare il suo pensiero... Forse è impossibile oppure semplicemente sarebbe come entrare in un campo di papaveri: troppo grande, troppo bello, troppo immenso che non ci si raccapezzerebbe. 
Tanto grande è la leggenda sulla sua mente inoppugnabile che anch'Ella a volte, oramai, ha smesso di credere di potersi far capire, persino di poter capire se stessa. Sono così tante le storie su di lei che a volte perde la propria.  

In fin dei conti ciò che rende la donna speciale davvero per alcuni, forse, è la sua condizione di minorità. Ogni minore è toccante: il povero, il bambino, il vecchio, il solo, l'abbandonato, l'indifeso. Ma come di ogni minore, anche della Donna, non bisogna dimenticare la tempra. 
Ogni Donna non dimentichi la tempra.

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Una bella iniziativa peruviana: I 10 comandamenti delle Donne

Quadro di Chelin Sanjuan Piquero

mercoledì 13 novembre 2013

- The Versatile Blogger Award -


Cari amici, oggi post diverso dal solito! Sono molto felice che il mio blog sia stato premiato con un"Versatile Blogger Award", un premio del quale vengo a conoscenza solo oggi e che trovo davvero una bella iniziativa!

Il premio mi è stato assegnato da Animula Solivaga, una bravissima blogger appassionata di anime, manga, libri, film e telefilm che nel suo blog, che divide con due piccoli e simpatici personaggi incorporei, Voce ed il piccolo Troll, parla delle sue passioni e dei suoi viaggi con uno stile unicamente simpatico! Ve ne consiglio la lettura, non ve ne pentirete! 

Quindi ringrazio ancora Clara per il premio e per le sue visite sul mio blog che mi onorano sempre molto! Vi elenco di seguito le regole del Versatile Blogger Award:

-Mostrare il logo dell'Award sul proprio blog         ---> Fffffatto
-Ringraziare il/la blogger che ti ha nominato e includere il link del suo blog      ---> Fffffatto

Non mi resta altro che...

-Nominare altri quindici blog
-Mettere il link dei nominati nel post e informarli del premio con un commento
-Scrivere sette fatti a caso su di te

Allora iniziamo con il mio elenco, del tutto casuale!

IoeMoki, blog di una ragazza eccezionale che molti conosceranno, bravissima cantante, ottima vlogger e blogger e splendida persona che seguo anche su youtube (Sistianatube)
-Guapita Tondita, una ragazza che si occupa molto bene di moda curvy (se ve lo steste chiedendo, sì, rientro nella categoria curvy!)
-L'antro della follia, un bellissimo blog che ho scoperto dalla pagina facebook, che è una commistione di poesia ed arte, meravigliosa lettura per accrescere l'anima!
-L'ora della poesia, il blog di un ragazzo che tratta la poesia in un modo così profondo e dolce da far accapponare la pelle facendoci ascoltare, tra l'altro, bellissima musica che è, effettivamente, anch'essa poesia
-La mia biblioteca romantica, blog che ci fa davvero immergere in bellissimi libri di genere romantico 
-Fi-lo-so-pia, un interessantissimo blog di riciclo di creazioni veramente originali e semplici che aiuta anche con bellissimi tutorial
-Milk Shake, della bravissima autrice di Sacro/Profano, un fumetto molto divertente che è da poco anche su cartaceo
-Mollica di pane, un bel blog di cucina della bravissima Tinuccia pieno di ricette golosissime e semplici da seguire
-Poesie senza pari, nella sua semplicità porta sempre alla mia attenzione poesie e frammenti bellissimi: davvero senza pari!
-Stylosophique, il curvy blog di Iris Tinunin... che dire, la adoro!
-Thedarksideofthesoul, blog di una mia cara amica, Ilaria, nel genere che da sempre mi affascina, scrive con uno stile lapidario davvero efficace. Ed è anche una fotografa ed artista davvero capace!
-La tazzina blu, blog di interior design, utile per spunti o anche solo da sfogliare semplicemente durante un thè!
-La voglia matta, altro blog di ottima cucina che mi aiuta nelle giornate in cui mi serve una ventata di bontà! 
-Morbidalavita, della bellissima Giorgia, curvy blogger intelligente, intraprendete e di una simpatia travolgente 
-Il pannolino di Zeus, ultimo ma non meno importante, blog di una persona a me molto cara che spero possa crescere presto 

I miei nominati saranno sorpresi poichè sono una silenziosa lettrice dei loro blog che tuttavia leggo con vero piacere!

Andiamo al punto successivo!
7 cose a caso su di me:
-Sono una simpatica rompi scatole, cosa ormai chiara
-Mi piace molto cucinare e sperimentare e (finalità essenziale) mangiare, cosa ancor più chiara
-Leggo libri super noiosissimi di genere saggistico, specialmente di filosofia politica e storia e forse era ipotizzabile anche questo
-Sono una zumbera accanita da un annetto ormai
-Sono fissata, tra le altre cose, con le liste (sarà perchè sono una maniaca del controllo? Naaaah)
-Ho una gran passione per Mafalda
-Colleziono cuoricini di peluche, ballerine di ceramica e calamite

Bene, chiudo qui la parentesi Versatile Blogger Award, spero che darete un'occhiata ai blog che vi ho segnalato!

Al prossimo post,
AkiraM 


lunedì 4 novembre 2013

La Vita muta

Immaginiamo la Vita come una creatura che procede su un filo, una linea, quella del Tempo.

Vivere a pieno, secondo alcuni e tra questi anche io, significa anche prestare alla Vita attenzione, parlare di lei e con lei, trattarla come ciò che effettivamente è: qualcosa di Vivo, che si muove sotto le nostre dita.
Il tempo passa e passerà in ogni caso, qualsiasi cosa facciamo. La Vita, sul quel nostro filo, continuerà a camminare. Ma la Differenza la fa quando le facciamo fare grandi salti sulle nuvole, assaporando davvero ciò che accade, fuori e dentro di noi.
Intorno a quel filo, sorretto da due alberi, più o meno lontani, c'è il mondo, vicino e lontano, che influisce su di noi che percorriamo in braccio alla Vita il nostro filo, il nostro percorso, attraverso il mondo. 
Molti però lo percorrono a testa bassa. Tristi, tra le braccia della loro Vita, che semplicemente cammina, non le prestano attenzione... alcuni addirittura dormienti passano come il tempo passa, silenziosi e soli rendendo così la loro Vita muta. Tra gli alberi saranno fili di ragnatele che, tra i tanti, si vedranno solo in controluce e, per quanto possa apparire a loro di vivere serate divertenti e straordinarie, nuotano nell'ordinario e nel buio di chi non vede al di là del proprio naso. Il brutto è che all'ordinario ci si abitua, diventa una forma mentis dalla quale spesso è impossibile uscire: quando entra uno spiraglio di luce si finisce per averne paura tanto da chiudere ogni finestra.

Diverso è per altri, invece, fanno della Vita il proprio cavallo di battaglia nel mondo inseguendo i pellerossa da bambini, le speranze da adulti; altri la fanno ballare, elegante o sfrenata sulle note della propria musica preferita o sulle parole dei propri libri e della propria coscienza lasciando scie colorate tra gli alberi e le valli che insieme percorrono... altri ancora le mettono le ali attraversando insieme il cielo di notte, mentre molti dormono, facendo di lei una grande amica con cui mantenere il segreto dell'avventura. Altri ancora sono capaci quasi di fermare il tempo impegnando la Vita in qualche partita a scacchi. 
Loro danno voce alla Vita, la fanno parlare, esprimere, cantare fino a sentirne quesi il sapore, l'odore, arrivando a sentire sulle dita la sua consistenza, la consistenza di un momento... 

Loro, con il tempo, capiscono che a volte la Vita fa degli scherzi, ci prende in giro, è vero... Ma è perchè richiede la nostra attenzione, ci reclama.

Loro rendono in questo modo il proprio percorso infinitamente interessante e lasciano nel mondo il segno, la percezione, di una Vita che risuona. 

Cfr. Rocco D'Ambrosio: logòs e politikòn

martedì 22 ottobre 2013

giovedì 10 ottobre 2013

Comme un arbre

Viva, come linfa vitale.
Libera, come foglie al vento.
Serena, come l'immobilità del bosco.
Sfaccettata, come i colori nelle stagioni.
Solida, come tronco massiccio.
Curiosa, come radici che graffiano la terra.
Memore, come gli occhi invisibili della foresta.
Osservatrice, come rami spettatori della terra e del cielo.


Quadro di Luise Mead

lunedì 7 ottobre 2013

~Elenchi - Mai pensato che ogni gesto possa essere difficile?

Difficoltà nell'apprendimento
Difficoltà comunicative
Difficoltà a concentrarsi
Difficoltà a mantenere la soglia di attenzione accettabilmente alta
Difficoltà a relazionarsi
Difficoltà ad aprirsi
Difficoltà ad esprimersi
Difficoltà a superare
Difficoltà cognitive
Difficoltà a vedere l'obbiettivo
Difficoltà di scelta
Difficoltà a resistere
Difficoltà a lanciarsi
Difficoltà ad essere costanti
Difficoltà a liberarsi della pigrizia
Difficoltà ad alzarsi
Difficoltà a svegliarsi
Difficoltà ad addormentarsi
Difficoltà a camminare
Difficoltà a correre
Difficoltà a pensare
Difficoltà a bere e mangiare
Difficoltà a respirare
Difficoltà a provare
Difficoltà ad accettare
Difficoltà di movimento
Difficoltà di spostamento
Difficoltà a comprendere
Difficoltà a comprendersi 
Difficoltà a sentire
Difficoltà a percepire
Difficoltà di integrazione
Difficoltà ad accettarsi
Difficoltà ad accettare
Difficoltà a scrivere
Difficoltà a parlare
Difficoltà ad affrontare
Difficoltà a sopportare
Difficoltà a supportare
Difficoltà a impegnarsi
Difficoltà ad amare
Difficoltà a vivere
Difficoltà a sopravvivere

Il primo passo per Combattere una difficoltà è superare due difficoltà: capire di averla ed accettare di averla. O capire e accettare chi ce l'ha.

Gli elenchi aiutano, a volte. 

venerdì 4 ottobre 2013

"Là, in mezzo al mar, ci stan camin che fumano"

La vita ci traumatizza, la gente ci traumatizza, le scelte (spesso degli altri) ci traumatizzano. 


È inevitabile che il mondo in un qualche modo ci condizioni, ci spinga come fossimo immersi in un liquido che ci trascina con la sua corrente (... tanto la bacinella, assicuro, non è tanto grande e siamo più simili a pesci che, arrivati alla fine della boccia, si girano e credono di vedere un nuovo mondo). 

Viviamo su una piccola isola in mezzo all'oceano. A volte va così, la nostra vita qui, benchè abbia risvolti personali ed imprevedibili, è pur sempre immersa in quel liquido. Ma perchè lasciare che le cose ci traumatizzino? Perchè perdere totalmente il controllo, in balia del mare, come se esso fosse sempre e costantemente in tempesta? 
Il trauma è qualcosa che lascia il segno, una cicatrice, un tatuaggio o, a volte, solo un livido che passerà presto. Il trauma è qualcosa che ti impedisce di vivere normalmente, di vivere come prima, quando non ce l'avevi. Ammiro chi, dopo averle prese ed essere sopravvissuto torna sul luogo del delitto pronto a prenderle e a darle un'altra volta. Chi non lascia che il trauma cambi la propria vita.

Chi non lascia che la vita lo traumatizzi, chi lascia invece che la vita lo prenda e lo porti dove vuole senza che ciò comporti una violenza che lo blocchi e lo faccia inghiottire dal mare... Chi nella tempesta non pensa che il mondo sia finito ma ha la forza di lottare finchè può, di non perdere mai la speranza, di tenere stretto il suo vicino, chi non si lascia trasportare guardando scomparire nell'acqua nera tutto ciò che pensava fosse suo. 

Tutto si conquista e quando e se quel tutto sarà tuo allora di contro quel tutto sempre si rischia. Utopia? No, istinto di sopravvivenza e di "vivenza" perché in questa vita non si deve solo essere dei sopravvissuti ma si deve vivere, altrimenti il trauma è ancora lì che ti classifica e ti impedisce di vivere permettondoti solo di sopravvivere, ogni giorno, a se stesso. 

La vita è il principale impiego da queste parti, lavoriamo per l'unica azienda della zona, dalla quale noi stessi, tutti, per tutto, ci serviamo... Solo che questi son furbi, ci hanno assunti a cottimo, solo pochi si sentono lavoratori specializzati e i dirigenti hanno da ricordarsi che non hanno granché di garanzie. Siamo tutti precari, tutti operai, tutti sulla stessa barca, tutti nello stesso mare. Non è proprio il caso di farsi traumatizzare... Altrimenti, chi guadagna più? 

domenica 29 settembre 2013

#Racconto 6 - La bambina dell'orologio

Chi non ha ancora definito il proprio spazio tende, nonostante la sensazione della grande mancanza, a tenere gli altri lontani. Per non travolgerli o per non trascinarli sul fondo... Oppure per poter risalire.
Non capisce dove finisce lui e dove comincia il mondo... Ma questo non è un buon motivo per scendere a scoprirlo.

C'era una volta una bambina seduta sulla lancetta dei secondi di un gigantesco orologio. Un po' svogliata, un po' concentrata, un po' superba, se ne stava lì a contemplare come si muoveva il mondo laggiù... anche se sapeva che lei, in realtà, non si muoveva mai: ostaggio del tempo, restava lì, sempre uguale a se stessa.
La vita sulla lancetta a volte non era poi tanto male: si divertiva a guardar di sotto, a volte qualcuno la guardava perplesso: di scendere però non se ne parlava proprio.
Un giorno un taglialegna si avvicinò e le chiese come mai non scendesse a giocare con gli altri bambini del paese, lei un po' impaurita rispose:

"No, non posso! Ho un dilemma da chiarire, quando scoprirò la soluzione potrò scendere!"

"C'è qualcuno che ti tiene prigioniera del dilemma? C'è una Sfinge che ti osteggia? "

"No, l'unica Sfinge sono io." risposte con semplicità.

"Se vuoi pensiamo insieme, ti racconto un po' della vita quaggiù, un po' della mia vita e risolviamo il tuo problema! "

Scosse la testa: "Sono concentrata, non posso! Posso chiacchierare con te ma ti ascolto solo se mi distrai un po'! Sai, qui si pensa tanto e mi annoio a volte!"

Il taglialegna non capì ma le raccontò una storia, due... mentre lei rideva sull'orologio che continuava a portarla su e giù. Al tramonto andò via ma tornò il giorno seguente ed il seguente ancora, benché la bambina non gli avesse mai chiesto di tornare. Lui non chiese mai più quale fosse il dilemma che la tormentava né perché lei rimanesse sempre uguale a se stessa e neppure come facesse a vivere lì sopra, sola, senza un amico o qualcuno che si prendesse cura di lei.
Passarono infiniti giorni di risa e storie. 
Un giorno il taglialegna non tornò. Lei avrebbe voluto sapere perché, avrebbe voluto cercarlo ma non sapeva nemmeno dove e comunque  non avrebbe potuto perché non aveva ancora risolto il suo dilemma. Forse aveva perso il suo unico amico perchè si era annoiato di lei o perchè lui era dovuto partire o perchè aveva qualcun altro da curare. Il taglialegna non tornò nemmeno il giorno seguente ed il seguente ancora e la bambina tristemente realizzò che lei non gliel'aveva mai chiesto... E che non gli aveva nemmeno mai detto che lo considerava un amico, l'unico.  
Forse, se si fosse fatta aiutare sarebbe potuta arrivare alla soluzione e andare finalmente via, riacquistare forma terrena, nel tempo e nello spazio... Forse sarebbe potuta diventare una ragazza bellissima, Vivere come tutti nel mondo laggiù, essere felice davvero, essere triste davvero, Amare davvero e, poi, anche morire.
Quella notte non dormì. Contemplò le stelle tra i rintocchi del suo orologio e pensò che troppo in fretta il tempo era passato nella sua immobilità. Pensò che oramai forse la sua vita era quella torre, su quella lancetta, e quel dilemma... che, in realtà, non ricordava più.

mercoledì 18 settembre 2013

#Racconto 5 - Il sole d'inverno

Era seduto sulla ringhiera della veranda. Sembrava così piccolo mentre guardava il tramonto, così fragile, così dolce. Aveva in dosso la maglietta che portava al mare, aveva ancora i capelli che profumavano di sale e sembrava che il sole gli avesse costruito una gabbia dorata tutta intorno. Rimasi qualche minuto a studiargli la schiena, il profilo, il braccio poggiato sulla gamba, la mano che stringeva il lembo della maglia in un gesto inconscio di  autorassicurazione. Sentii la sua paura e ne venne di contro anche a me. Soffiava un venticello fresco ma lui non lo soffriva, sembrava si facesse scompigliare le foglie della sua anima piacevolmente come se fosse entrato a far parte del paesaggio. Avevo paura ad avvicinarmi, poi presi coraggio e abbozzai due passi. Non volevo turbare la sua gabbia dorata ma al contempo turbò me il fatto che non si accorgesse della mia presenza. Nonostante questa sensazione di essere respinta mi avvicinai ancora. Avrei voluto abbracciarlo e spezzare quelle catene che lo allontanavano da me ma prima gli chiesi: "a che pensi?". La mia voce fu come il verso di un uccello stridulo, mi pentii di aver dato voce a quella domanda.
Si girò stupito di vedermi, mi sorrise dolcemente e tornò a guardare il tramonto che diventava sempre più blu dando spazio al silenzio della notte.
Mantendo quello sguardo intenso, come se stesse leggendo nell'aria, mi rispose con la sua voce più calda: "Hai presente quando dai un senso alle cose? Quando tutto sembra in ordine? O, meglio, quando dai un ordine alle cose? Quando ti vedi fuori da te stesso e vedi la tua vita come un film o un libro? Quando guardi l'orizzonte, gli alberi, il mare, le strade e leggi su di loro un'infinità di parole sbiadite? Non sai leggerle ma ne capisci il significato come se d'un tratto parlassi una lingua sconosciuta.
A volte ti senti smarrito perchè non sono parole chiare, sono solo graffiti sbiaditi, infondo, ma hanno senso, cavolo...
Ora è così, l'estate è finita e noi siamo alla ricerca ognuno del proprio inverno.
Quando finisce l'estate devi tornare al tuo posto: al tuo banco, alla tua scrivania, al tuo ruolo, alla tua vita, al tuo inverno. Tutti qui hanno un inverno. Bhè io non ce l'ho... Ma sai cosa è chiaro lì, su quelle montagne, e lì, tra quelle nuvole? Che il mio inverno è alle porte ed io lo troverò. Sta per travolgermi con il suo gelo e a quel punto il calore dovrò trovarlo dentro di me, non importa come, non importa dove: ci sarà il mio inverno fuori e ci sarà il mio camino dentro. Io ce la farò, e quando non avrò più voglia di far niente rimanderò a domani ma ce la farò, l'inverno è lungo ed io lo vivrò."
La sua voce tremò ed io con lei. Aveva piú paura di quando i suoi pensieri erano ancora a crogiolarsi nel buio della loro mancanza di sostanza. Ora erano lì, davanti ad entrambi ed ad entrambi sembrarono dei mostri terribili. Nei suoi occhi però vidi un cavaliere con una spada in mano e un pugno nell'altra. Non era senza macchia e nemmeno senza paura ma sapeva che nel pugno era proprio quella paura ad essere la sua arma piú forte.
Gli accarezzai la spalla, sorrisi sperando di tornare ad attirare il suo sguardo. Sperai di assumere la forma e l'energia di un girasole che riuscisse ad illuminare il suo tramonto in modo che fosse sicuro che l'indomani sarei stata lì a seguirlo ancora, in modo che fosse sicuro che nella notte avrei guardato verso di lui e che, anche se la coperta nera della notte non mi avesse consentito di vederlo, avrei vegliato su di lui. Come sin d'ora vegliavo su di lui attraverso quella gabbia del sole che mano a mano diventava quella coperta fredda e scura.
Si girò finalmente ed io potei respirare, mi sorrise e per me fu come se il mio sole mi dicesse: "ciao, a domani".


Dipinto di Lesley Birch,"another world"


domenica 8 settembre 2013

Perdersi in un abbraccio. Chiudere gli occhi e pensare che sei a casa: una casa grande, immensa, ma tutta dentro di te, tutta sotto mano.

È come perdersi nel suono del mare in una conchiglia. 


venerdì 30 agosto 2013

L'obbligo di Essere Felici

Si può avercela con qualcuno per il solo fatto di essere nato? Cosa pensereste voi se scopriste che la vostra famiglia non era felice nel sapervi in partenza per questo mondo? Non pensereste intimamente che avevano l'obbligo di essere felici per voi, che non avevate  colpa, che meritavate felicità per il vostro primo gesto nel mondo, cioè la nascita?
E cosa penserete se ad una notizia per voi bellissima i vostri migliori amici, i vostri genitori, i vostri figli non erano felici come avrebbero dovuto ma, anzi, erano perplessi e prevenuti o, peggio, indifferenti?

Perchè... perchè a volte si ha l'Obbligo di essere Felici? Perchè a volte è così importante per noi che gli altri provino gioia per noi? Per sentirci Amati, accettati, ben voluti; o per egoismo, superbia, vanità; o per rabbia, rancore, tristezza...? 

Forse perchè la Gioia è un sentimento che ci fa Esistere mentre l'indifferenza, al contrario, ci fa scomparire, ci fa diventare piccoli ed inutili. Se altri sono felici per me allora esisto, se mi ignorano o non mi vogliono, bhè, non esisto per loro... E se loro sono le persone più importanti allora non esisto affatto. 
Strano come sia la Gioia a donare vita. E come la Tristezza la tolga. 
Chi di noi è indifferente quando qualcuno è triste per noi? O indifferente nei nostri confronti? Ci sentiamo ancor più tristi, soli, abbandonati, piccoli. 
Condividere la gioia e tirar fuori dal dolore significa donare vita, essere un po' un Dio, essere un creatore.  
Verso di noi, contro i rimpianti, verso chi abbiamo vicino e verso tutti abbiamo l'Obbligo di essere Felici.

lunedì 19 agosto 2013

Exit: uscita a doppio senso

È proprio vero che le cose le sì riesce ad apprezzare di più quando sono passate, finite, lontane. 
Ma perché? Perché è così difficile apprezzare fino in fondo i dettagli (che poi sarebbero l'Essenza) delle cose quando ci siamo dentro, quando ce l'abbiamo difronte agli occhi? Forse perché siamo impegnati in altre faccende affaccendate, essenziali, forse, in quel momento ma così "poco profonde" nel complesso. O, forse, perché è giusto che la cosa più importante sia il ricordo. Ricordare ciò che è irrimediabilmente passato fa del passato stesso trionfo. Egli vince sul presente e marcia nella nostra testa, tamburella sul nostro cuore, urla sui nostri sensi. È giusto (e non dico normale o inevitabile appositamente) perché il vero Onore, il passato, c'è l'ha nella mente e non sotto le dita. Per quanto possiamo accorgerci che ciò che stiamo vivendo sia, anche e soprattutto nella sua piccolezza, nella sua semplicità, qualcosa di straordinario (intendendo esplicitamente l'etimologia del termine) è solo la mente a rendere grande, anche ad ingigantire, perché no, l'immanente. Sicuramente quest'ultimo è il più grande ostacolo per il "trascendente", vale a dire per la mente che "lavora" per rendere grande, gigantesco, ciò che è passato e mai più ritorna. 
Del glorioso passato a volte si finisce per diventare prigionieri. Per far pace con il "trionfo del passato", con il suo arc costruito nella piazza principale della nostra mente, è necessario usare la grandezza passata e la sua consapevolezza per rendere migliore il presente. Insomma, il solo fatto che il passato sia stato grandioso permette al presente di esserlo, essendo condannato, in ogni caso, a diventare egli stesso passato. Uscire dal presente per entrarci davvero, guardarlo da fuori, come se fosse passato per renderlo grande e uscire dal passato con la consapevolezza che il ricordo lo rende ancora presente e, quindi, ancora bello, ancora utile, ancora ancorato a noi proprio in virtù della sua natura, trascendentale e non immanente. Vivere di presente al meglio vuol dire vivere i migliori ricordi. Il presente non sarà Mai meraviglioso e perfetto quanto un ricordo ma... Poco male, la meraviglia del ricordo si concentra sulle piccole cose: tutto sta nel Viverle. 

venerdì 9 agosto 2013

#Racconto 4 - La donna senza sogni

"Basta, via, Mercuzio, basta! 
Stai parlando del nulla! 

Sì, di sogni, 
che sono i figli d’un cervello pigro, 
fatti solo di vana fantasia, 
che sono inconsistenti come l’aria, 
più incostanti del vento, che ora scherza 
col grembo gelido del settentrione, 
ed ora, all’improvviso, in tutta furia, 
se ne va via sbuffando e volge il volto 
alle stillanti rugiade del sud. "

Mi fecero accomodare. Era come se oramai l'occhio di bue fosse su di me e cominciai: "Ho sempre avuto un rapporto complicato con i sogni. Quando ero adolescente pensavo spesso che "i sogni sono inutili". Se ci pensate sognare qualcosa significa fondamentalmente immaginare qualcosa, pensare quindi a qualcosa che non c'è, che non abbiamo e, spesso, che non possiamo avere. Vorrei fare tante cose, come se fossi il personaggio di un bel film fantascentifico: cambiare eventi, modificare ricordi, far innamorare la gente (di me o di altri, non è rilevante), volare, teletrasportarmi (molto più figo che volare a parer mio), salvare il mondo... Un climax interessante se ci si riflette.
Ma sognare può anche significare avere aspirazioni. "Molto diverso" dice qualcuno lì infondo. Ebbene io dico di no. Anche le aspirazione possono essere infide, come i sogni. Si può avere qualsiasi aspirazione, non c'è mica un limite!  Possiamo dire, quindi, come quando ero adolescente, che i sogni sono persino dannosi? Forse. 
I sogni possono modificare la realtà, deviare il presente, buttarci in un grande baratro proprio per la loro irrealizzabilità. 
Mi si risponde, lì fuori, nel mondo, che i sogni e le aspirazioni spesso salvano le vite, fanno uscire da realtà poco felici, creano un futuro per persone che, altrimenti, sarebbero state come i loro padri e nonni, nulla di più, forse anzi di meno. E allora il sogno è ancora dannoso? Sì, io direi. Non serve sognare, l'essenziale è credere in sè stessi o, meglio e più astrattamente, credere nella propria capacità di imparare e migliorare. Il sogno è fuori da noi e all'aspirazione, non sembra, ma è riservato lo stesso posto: sono fuori, al freddo, e vorrebbero trovare rifugio nelle nostre menti, calde per il movimento dei nostri pensieri, sono approfittatori. Ai giovani non si dovrebbe dire che sognare è "meraviglioso". No, no, no! Riflettere, giorno per giorno, è meraviglioso. Creare realtà non fantasie è meraviglioso. La realtà deve diventare il sogno. In che senso? Semplice, si sogna "per sfuggire alla brutta realtà, malvagia e stretta". Bhè, così si fugge da un paese in difficoltà per andare nella terra delle grandi promesse... Promesse, solo promesse, esattamente."
"Non si può sognare un mondo migliore?", mi chiese un acneico ragazzino, promettente rivoluzionario del domani.
"No, risposi. È da vigliacchi sognare un mondo migliore, il mondo migliore bisogna farlo, tutti insieme davvero. Non nelle canzoni, nelle storie, nei film."
"E perchè aspirare ad un mondo migliore sarebbe una colpa?" , ora era il turno della signora in giallo, passatarivoluzionaria  decaduta.
"Perchè l'aspirazione è ancora sogno, immaginazione. La parola "aspirare" è utilizzata impropriamente. Dovrebbe dire "volere" un mondo migliore. Allora le cose cambierebbero e di molto." 
Lasciai il ragazzino perplesso, la signora ammutolita e gran parte degli altri attoniti. 
"Vedete, il mio personaggio è una donna semplice, senza sogni nè grandi aspirazioni, ciò che vuole è vivere, vivere realmente, in un mondo il più giusto e vero possobile. Un'idealista ma non una rivoluzionaria, un'altruista ma non una santa o una missionaria. Una donna qualsiasi, che non ha una gran carriera ma non per questo non ha una gran cultura, una donna bella ma non una modella. Una giusta ma non una giustiziera. Una che non crede che ciò che è giusto è anche ciò che è giustificabile. Una donna di cuore."
La presentazione continuò, meno vivace di come era cominciata. 
Ne feci altre, risposi ad altre domande, vidi altri visi attoniti.
"Lei non aspira ad essere prima nella classifica dei libri più venduti?" mi chiese un uomo rachitico, giornalista provocatore che si sente furbo ed intelligente. 
"Francamente no, io scrivo libri, rispondo a domande, penso e scrivo cose per guadagnarmi da vivere, questo è il mio lavoro, è ciò che faccio, non ciò che sogno di fare: per arrivare qui non ho sognato, ho creduto, fermamente, e ho fatto. Ci pensi: se anche avessi sognato questo e avessi fatto il necessario per arrivare a quel risultato e ciò finisse per non accadere... Cosa succederebbe? No, vede, io ho scritto senza pretese, credendo nel mio personaggio, tutto qui. Ora sta ai lettori darmi ciò che merito, io sto bene. Aspirare ad arrivare prima in classifica è altamente irrealizzabile, sta qui il dannoso."
"Non crede di essere un po' populista e banale con la sua argomentazione? Alla ricerca di un'originalità che mistifica una persino non chiara visione?" Eccolo, era arrivato, il complicato filosofo. 
"Guardi, se mi sta accusando di qualcosa francamente non intendo cogliere la provocazione. Non cerco originalità nel mio libro. Sognare è populista e banale. Miss Mondo ogni anno aspira alla pace nel mondo facendosi fotografare in costume da bagno e sogna di abbattere la miseria con igiornalisti. Che brava ragazza...
Io racconto la vita di una bambina, ragazza, donna, signora che non ha una nazionalità, un posto di rilievo nel mondo, come molte donne. Le sembra originale? Non ha grandi aspirazioni forse ma ciò non significa che non abbia grandi meriti. Insomma, la donna del mio libro è la base del mondo. Senza di lei presidenti, giuristi, grandi uomini di chiesa, imprenditori, grandi della storia non sarebbero nati, eppure lei era lì. Il meglio della gente normale insomma."

Morale della favola: la mia donna è stata accusata, apprezzata e manipolata da tutti coloro che lessero, Lessero e "lessero"  il mio libro ma va bene così, la mia donna è lì tra mille altre come lei e fino a quando ci sarà gente che non sogna, che non fa e non crede alle promesse dei sogni quanto crede nella potenza della ragione, della capacità e della realtà allora tutto va bene, il mondo prosegue, sorretto da lei e da molti altri. 

lunedì 5 agosto 2013

Adolesco

È adolescente chi cerca spasmodicamente sè stesso, anche e sopratutto in qualcun altro. Cerca la completezza mentale, sentimentale e fisica. Per crescere, per diventare forte. Se identifichiamo l'adolescente con questa definizione sarà facile obiettare che allora l'adolescenza non corrisponde all'età alla quale, scientificamente, siamo abituati, piuttosto lì vi comincia per finire chissà quando... Forse la spiegazione sta nel fatto che l'adolescente è un piccolo uomo incompleto a cui serve crescere e capire e per fare entrambe le cose ha necessità di confrontarsi con gli altri. Ma...


Con gli amici si cresce, con l'Amore, di qualsiasi tipo, si matura. 

Recentemente ho scoperto che non sempre tra amici si è legati da un rapporto d'amore, spesso si è solo "amiconi", compagni insomma. E, meno recentemente, ho scoperto che non sempre tra fidanzati ci si può definire innamorati. 
Dov'è l'Amore, allora?
Se solo con l'Amore si matura perchè si tende a stare e restare soli? Anche in gruppo, anche in coppia? Perchè non si accetta che per ricevere bisogna donare? Perchè non si comprende che per scoprirsi bisogna tirarsi fuori, rischiare, lottare per sè stessi? Perchè la gente ha così poco amor proprio da non capire che amare gli altri  È amare sè stessi? E che capire gli altri equivale, inevitabilmente, a capire sè stessi? 
Siamo ancora scolari, discenti. 
Siamo confusi, come di fronte ad un esercizio di cui non capiamo le regole, come di fronte ad un meccanismo di cui non conosciamo il funzionamento. Chissà quando l'adolescente capirà, imparerà,  che la chiave è Amare. Amare incondizionatamente. 

"Gli amanti", Renè Magritte



mercoledì 31 luglio 2013

Il destino di Edipo

Quella oscura voglia di far pace con il destino. Oppure di sfuggirvi.
La consapevolezza di non poter far niente. E la paura di non aver fatto qualcosa.
Ti chiedi quando finirà come se fossi sicuro che un giorno finirà. E sentire che non finirà mai.
Sapere che Edipo ed altri tentarono venendo beffati. E sapere che Edipo e gli altri non sono altro che il misticismo umano.
La ragione contro la paura può qualcosa. E non può nulla.
È come autocastigarsi. Oppure è piegarsi saggiamente al Destino.
È il destino dell'uomo. Oppure la sua spiegazione.
Oppio o fede
.


mercoledì 24 luglio 2013

L'acrobata

Quando mi metto a letto stanca e con qualche preoccupazione, triste e angosciata, chiudendo gli occhi, mi viene sempre in mente l'immagine di un'acrobata, uno di quelli che si mantengono al trapezio con le gambe, a tre metri d'altezza. È pronto a lanciarsi, a fidarsi di altre braccia... forse non vede l'ora di stringere ed essere stretto ma per quell'attimo è lì ed è lui, solo, come da solo salterà.
Mi sento un po' lui. Visualizzo immediatamente il dolore che la pelle delle gambe, nuda, deve provare, avvinghiata a quell'asta di legno, a reggere tutto il peso; sento la vertigine nelle ossa, sento la testa pesante che dondola insieme alle braccia che penzolano con un leggero formicolio alle dita. Non so perchè ma è sempre la stessa immagine, per me è come se fosse una liberazione.
Mi piacerebbe farlo una volta... Ma non sarebbe certo una liberazione, non la vivrei come tale, è ovvio.
E allora è ancora bene immaginare, visualizzare, concentrarmi sui dettagli delle sensazioni di quel corpo che penzola lì in alto, lontano da tutti che stanno a guardare... conta solo su di sè, sulle sue gambe, libero di poter chiudere gli occhi e sentire il sangue affluire al cervello, sentire il caldo, ma anche l'aria tra i capelli, le dita rilassate verso la terra a dimostrazione che non la toccano più: è in un'altra dimensione, l'acrobata, libero, per un attimo, nell'aria. 

E allora... Buonanotte.



martedì 23 luglio 2013

Un'altra cosa che non avrei voluto imparare: la verità è che il chiarimento serve per andare avanti e non per chiudere, per chiudere non serve alcun chiarimento: basta allontanarsi, inesorabilmente.

Ma se c'è ancora voglia di chiarirsi, di parlare... Perché chiudere? E se non c'è perché fingere? Per non rinunciare alle abitudini? Troppi perché, troppe cose che non ho ancora capito.

martedì 16 luglio 2013

L'ambrosia degli Uomini

Da bambini eravamo affascinati dagli ambienti magici di principi, streghe, gnomi e boschi incantati. In quei luoghi trovavamo una realtá lontana e dei codici nuovi, nuove tradizioni, nuove regole, nuove prove di coraggio, nuove proibizioni e punizioni. 
In quei luoghi una piuma era simbolo di leggerezza e veniva utilizzata dalle fate o era simbolo di poesia e la usavano i letterati. In quei luoghi i fusi diventavano simbolo di maledizione, un fagiolo diventava simbolo di magia e di mondi nuovi, i rospi di principi e i cigni di principesse. Storie... Come quelle dei piú lontani uomini, ingenui come bambini, per i quali la mela era perdizione, il leone forza, la volpe astuzia, la lira arte, le pelli di animali coraggio. 
I simboli hanno sempre costellato la storia degli uomini. Ne siamo tutt'oggi circondati anche se non sono piú legati, per la maggior parte, a mondi fantastici quanto ad utilitá commerciale, alcuni, o a simboleggiare una tradizione scomparsa, oramai inconcepibile, altri. 
I simboli non sono altro, se ci pensiamo, che sentimenti, desideri ed emozioni che si fanno oggetto, sono un codice per pochi accomunati dalla conoscenza del Significato, del quale si é sempre alla ricerca. Allora il simbolo diventa il codice di due amanti, di un gruppo di amici, di una famiglia, di una casata, un paese, una cittá fino ad arrivare alla nazione o al continente. 
Alcuni eruditi sostennero e sostengono che certi simboli accomunano tutti gli uomini, come archetipi che viaggiano nelle loro menti attraverso la storia. 
Gli uomini di simboli hanno bisogno perché hanno bisogno di mistero esattamente quanto ne hanno di sentire sotto le loro mani e vedere chiaramente nelle loro immaginazioni la raffigurazione precisa dell'amore, dell'onore, della fede, della giustizia, del male e del bene. L'uomo deve avere qualcosa di vero da idolatrare, un codice vero e sicuro al quale rifarsi quando le parole non bastano o non sono certe e chiare. I simboli sono, per gli accomunati, per gli eletti, certezza. 
Chi tenta di scardinare i simboli diventati consueti non fa altro, in realtà, che sostituili con altri, come se i simboli fossere un cibo necessario per elevarsi, come l'ambrosia degli déi... Elevarsi ad un facente parte di un tutto, di un mondo autentico, di una bellezza e chiarezza collettiva ai quali ci si sente ammessi ed accettati, nei quali ci si sente adatti e rispettati dalla comunità. 
Il simbolo permea la società e ne diventa così un codice persino utile: anni fa non ci si conosceva per strada, su internet o per amici comuni, le conoscenze erano dettate o dalla famiglia o da Dio e cosí le donne che entravano in chiesa con un velo bianco sul capo erano nubili, quelle che vi entravano con il velo nero sposate o vedove; con le prime, sul lato opposto della chiesa (all'epoca le donne siedevano sul lato sinistro e gli uomini sul destro), ci si poteva scambiare sguardi complici e gesti che diventavano codice viaggiante, inosservato perchè incompreso: così ci si innamorava.  
La gioventù d'oggi griderà allo scandalo sentendo di certe tradizioni, abitudini, simboli... i genitori o nonni ne difenderanno invece l'autentico romanticismo... non capendo, in realtà, entrambe le fazioni che i simboli e le tradizioni non sono scomparsi quanto cambiati, si sono evoluti, adattati, a città nuove e a gruppi nuovi... L'uomo cambia ed evolve eppure resta sempre lo stesso: il simbolo resta il cibo perferito di chi esercita i sentimenti.

lunedì 1 luglio 2013

Giornate, passano.

Ci sono giornate che passano, non importa con quanti impegni ed adempimenti... Passano. Di loro, alla sera, ciò che resta è un vuoto. Resta la consapevolezza che hai vissuto una giornata senza Viverla affatto. La sensazione che non ci sia stato niente di vero, di autentico, per te... Che tutto sia stato parziale, che ti sia mancato qualcosa, un momento Felice o Triste, per davvero. Anche solo Un momento di "trascurabile felicità". Un sorriso, delle parole, un gesto... niente. Niente che tu abbia avuto, niente che tu abbia dato.
Ti accorgi che manca un momento focale sul quale concentrarti prima di dormire.
Di punti di riferimento puoi averne, e anche tanti ed importanti, ma quest'oggi non ci Sono Stati. Tutti troppo lontani, troppo impegnati, troppo concentrati su sè stessi. Forse anche tu lo eri: nemmeno tu hai dato... Non un sorriso, non delle parole, non un gesto. E ti senti un po' in colpa. Ti esce quasi un "mi dispiace di non Esserci Stato oggi, nella tua giornata... Magari come avresti voluto".
Ma anche un po' arrabbiato: "perchè oggi non mi hai Guardato, nemmeno un po'?".
Ci sono giornate che vanno, passano...    


"Perduto è tutto il tempo che in amor non si spende" - Torquato Tasso

*Ancora su: La convenienza della riservatezza

Se ti sei perso la prima parte: La morale della riservatezza

Essere riservati in un rapporto d'amicizia, d'amore o in qualcosa che possa diventare o l'uno o l'altro è quanto meno poco conveniente (e non nel senso di disdicevole).
Sono dell'opinione che bisogna il più possibile essere Belli, con parole e fatti, là dove la bellezza si tinge di Umanità e, quindi di Sincerità ma mai di incoerenza. D'altro canto si deve essere sinceri con sé stessi oltre che con gli altri e questo comporta la grande saggezza di saper cambiare opinione e la grande forza di ammetterlo.
Essere riservati vuol dire, propriamente, non dire delle cose, ometterle o, in casi estremi, nasconderle. La domanda, come sempre, più grande da fare/rsi è: perchè? Perchè una persona dovrebbe gettare del riserbo su una questione, un fatto, un'opinione? Vergogna, paura di perdere qualcosa/qualcuno, di essere giudicati, non accettati, non volersi esporre, per non avere consigli o pareri inadeguati o forse per non ferire la persona che ci sta accanto? I motivi indubbiamente possono essere tanti, molti di più di quelli che possono venire in mente en passant.
Ciò che è certo però è che per quanto il motivo possa essere pesante ancor più grave sul groppone potrebbero risultare le conseguenze di un'atteggiamento simile. Infatti ciò che entra in ballo è la Conoscenza (La terza linea).
Farsi conoscere per ciò che si è significa certamente correre un rischio: "sono così, è questa persona che hai davanti, con i suoi pregi ed i suoi difetti, le sue forze e le sue debolezze".
Il rischio, appunto, è che all'altra persona potremmo non piacere. Ma la cosa peggiore viene sempre in omissione perchè ci precluderemmo la possibilità di migliorare, di crescere assieme, di imparare, di smussare i nostri angoli facendoli venir fuori o di far venir fuori, scoprendoci, parti di noi che non ci saremmo aspettati, pregi o difetti che siano, o, ancora, di scoprire che ciò che credevamo difetti o questioni problematiche del nostro passato e presente sono solo cose che ci arricchiscono.
Farsi conoscere per ciò che si è significa certamente mostrare più debolezze di quante vorremmo ma significa anche poter avere un'aiuto sincero ed adeguato da chi conosce te ed il tuo dolore.
Significa anche provare vergogna a volte ma anche ricevere vera comprensione, vero ed utile appoggio. 

Mostrare ciò che si è sicuramente significa perdere qualcuno o qualcosa a volte ma spesso significa trovare molto più di quanto si è perso perchè la sincerità ricambia sincerità. Cosa c'è di più bello di sentirsi accettati, capiti, apprezzati, compresi fino in fondo? 
è difficile aprire le porte della nostra mente, dei nostri pensieri e ricordi ma ciò che ne deriva non è sempre qualcosa di negativo. Nella vita bisogna saper rischiare, dalla grande saggezza popolare: "chi non risica non rosica", cioè chi non perde non prende. Perdere la propria compostezza, l'immagine di noi che ci piace mostrare significa perdere una maschera comoda e scomoda allo stesso tempo.
Parlare, liberarsi compiutamente significa perdere o guadagnare, dipende da molte discriminanti. Lo si può fare a convenienza certo, un po' è normale che sia così. Ma specialmente in Amicizia e in Amore non c'è convenienza che regga.

Sicuramente farsi conoscere significa conoscersi, cosa che molto spesso fa molta più paura. Ma, del resto, è davvero possibile perdersi? 

sabato 29 giugno 2013

La morale della riservatezza

Non riesco a considerare la riservatezza come un pregio. È più forte di me, mi assale la perplessità quando sento che qualcuno si definisce "riservato", magari in un contesto nemmeno troppo da gente riservata... Ecco, forse mi dà di ipocrita a volte, le altre volte invece mi sembra appunto come se ci si vantasse di un difetto.
Forse, in un passato molto lungo e non troppo lontano, la riservatezza è diventata un pregio per le cittadine che, da Nord a Sud, nessuna esclusa, erano popolate da gente che non potendo vivere la vita degli altri, per insoddisfazione della propria, su piccoli e grandi schermi,  magari non ancora arrivati, o nella fantasia o meno dei libri,  lo faceva dai balconi e dalle sedie di paglia per le strade. Farsi i fatti degli altri è un difetto di conseguenza la riservatezza è un pregio. Del resto la cultura insegna che alla frase "i panni sporchi si lavano in casa" è connessa, modernamente, una vena di disgusto, di omertà, di costrizione e soprusi da non rendere pubblici. Bhè qui la riservatezza è un difetto, ma solo perchè è una pesante tenda che nasconde il sipario agli spettatori o perchè lo spettacolo è nascosto da gente poco per bene? O semplicemente perchè alla società si deve tutto, anche il giudizio di sè stessi? È vero però che la societá era ed è composta da individui, tutti pronti a giudicare ritenendo che il sipario sia più gradevole se sempre aperto ma ben consci che più si guarda in casa altrui meno si guarderà nella propria che vanta una tenda più pesante e, talvolta, decorata a tinte sgargianti perchè la riservatezza è un pregio e come tale va sventolato. C'è da considerare che nella società di cui trattiamo (spesso non distinta dalla nostra) dietro le tende si dava per scontato che ci fossero panni "sporchi", sporchi per chi guarda con gli stessi occhi che guardano i panni propri e degli altri perchè le regole per gli altri sono ferree e, per un triste gioco della coerenza, lo sono anche per sé stessi: la società è crudele perchè noi siamo crudeli. Insomma un metateatro nel quale lo spettatore è egli stesso protagonista e trafila con tutti gli altri la trama dei racconti: lo spettatore vittima e carnefice. Certamente la morale cattolica, che non rispecchia altro che la mentalità più umana e, quindi, più ingenua  di tutte, quella del popolo, è il palcoscenico di questo teatro e probabilmente gli dà anche il nome. Il popolo sa che i panni sporchi si lavano in casa, che i peccati si scontano davanti alla società, cattolica e moralista, che si fa voce di Dio, ma è lo stesso popolo che sa che chiuse le tende sfarzose, per chi ha coscienza forte e faccia innocente, tutti i peccati sono solo innocenti piaceri o semplici atti innocui.
Oggi i valori dovrebbero essere diversi in realtà perchè la coscienza dovrebbe rifarsi non all'ideale dell'onore e della morale difronte alla gogna pubblica ma a quelli della gogna privata, mi spiego: oggi  dovremmo essere tutti abbastanza intelligenti da ritenere che se ci si comporta secondo la propria coscienza e/o in accordo tra le parti e, sopratutto secondo le leggi (che, come tali, tutelano la sicurezza e non la morale), non c'è niente su cui gettare del riserbo: non ci sono documenti da nascondere, telefonate che non possano essere ascoltate, sms e mail che non possano essere diffusi. La morale non è legge e la legge è la sola morale. Solitamente le cartelle top secret nascondono nefandezze e le persone riservate, esattamente come le cartelle che li riguardano, non sono altro che persone che fanno ragionamenti senza fondamento e azioni sconsiderate (cioè non considerando le azioni stesse prima di agire). La riservatezza non è un pregio, è solo un modo per dire che non vuoi essere giudicato perchè hai fatto qualcosa di sbagliato, contro legge (se hai fatto qualcosa di sbagliato, invece, solo secondo morale nasconderlo è solo pura ipocrisia, anche contro sè stessi).  Ora: personalmente adoro saper rispondere fieramente a domande, che non ritengo mai "scomode", e dire fieramente cose perchè se la coscienza è pulita davvero la società pensante, tutta, non potrà che dire o pensare (perchè dire a chi rischia di non pensarla come te è considerata aihmè ancora cosa rischiosa) che fai bene. 
La riservatezza difronte alla giustizia non esiste e non ha senso difronte alla morale, poichè è quest'ultima a non esistere. 

Cfr Roberta De Monticelli sulla morale: siate come Socrate

giovedì 13 giugno 2013

Come tutto il mondo è paese, tutti i secoli si riassumono in una generazione, una qualsiasi, a caso.

martedì 11 giugno 2013

#Racconto3 - Io voglio, oggi come oggi, Essere.

Eravamo in autobus sedute l'una accanto all'altra già da un po'... Io guardavo dal finestrino  pensando al gran sonno e alla molta poca voglia che avevo di studiare appena arrivata a casa. Avevo un libro sulle gambe che tenevo distrattamente con una mano per evitare che scivolasse alla prima frenata: non ne ricordo nemmeno più il titolo.
Lei era sulla cinquantina, curata, con uno chignon ben fatto, un velo di trucco per niente evidente ma molto efficace, una giacca blu aperta a coprire le ampie spalle con una spilla d'oro molto elegante, una gonna che tradiva la forma abbondante dei fianchi. Sorridente, con voce dolce ma squillante e in un italiano senza inflessioni mi domandò di cosa trattasse il mio libro del quale, mi confessò, aveva sbirciato la copertina e le aveva intrigato il titolo. La domanda mi fece uscire dallo stato laconico in cui versavo da quando mi ero seduta e iniziammo a parlare.

Era una signora tarantina, colta e simpatica. Mi raccontò della sua passione per la lettura di ogni genere (io non le credetti, "non siamo adatti ad ogni genere") e di uno spettacolo teatrale che era andata a vedere con il figlio la sera precedente... In particolare volle soffermarsi su una frase del protagonista che l'aveva colpita: "c'è chi asserisce di Essere e chi È. Io voglio Essere."

<< La forza di quelle parole è stata tale per me da risultare quasi come una canzoncina che si è ormai stabilita della mia testa: "c'è chi asserisce di Essere e chi È. Io voglio Essere." 
Quando si è chiuso il sipario il pubblico ha applaudito con foga, ho visto tra i volti espressioni sorridenti e soddisfatte: "che parole!", "quanta verità!" sentivo dalla fila dietro. "Mah", ho pensato.
Ho pensato veramente a tutte quelle volte che i fatti non corrispondono alle parole: "... la via per l'inferno è lastricata di buone intenzioni". -disse con il dito indice alzato e ballerino.
Ci ho pensato quando tutti sono usciti e fuori dal teatro molti si sono fermati a commentare quelle ed altre meravigliose parole.
Effettivamente ce n'è di gente che asserisce di Essere un sacco di cose: esperto d'arte, di musica, di cucina, di design, di faidate, di attualità; asserisce magari di essere paziente, simpatico, affabile, per niente permaloso e ottimista; asserisce magari di essere comprensivo ma di essere un incompreso.

La verità - mi disse - è che siamo tutti attratti dalle scorciatoie e che oramai siamo tutti opinionisti. Eh già, come quelli dei programmi tv di bassa lega dove non si usa più invitare l'esperto ma l'opinionista. Per l'amor del cielo: viva chi ne possiede almeno una di opinione! Ma santo lo stesso cielo, ci si dimentica troppo spesso che l'opinione non è verità e che la verità andrebbe ricercata, con fatica, nelle parole come nei fatti!

Molti sono sofisti: è facile imparare una bella citazione colta o semplicemente intelligente... 
Asserire di essere e, quindi, Voler essere, è incredibilmente semplice... è come quando si chiede ad un bambino: "allora, cosa vuoi fare da grande?", ti risponderà il pompiere, il maestro, il dottore... Al bambino non starai a spiegare che la strada è lunga e difficile per Essere. Non spiegherai al bambino quante lacrime, quanta fatica, quante giornate impiegate a rincorrere un sogno o più semplicemente la meta ci vorranno/vorrebbero per arrivare a quella vita, a quei contenuti, a quel Sapere, a quella Consapevolezza. - si fermò un attimo, scosse la testa con espressione quasi sconsolata e un po' polemica.

Oggi come oggi è più facile avere delle opinioni che farsi delle opinioni. Oggi come oggi "fare" è un verbo in disuso. Noi non facciamo niente e non vogliamo fare niente, non vogliamo arrivare da nessuna parte e, se si, ci vogliamo arrivare non facendo niente. Oggi come oggi l'importante non è capire ciò che si legge, ciò che si vede o che che si sente; l'importante è leggere, vedere o sentire, tanto mi farò un'opinione o, tutt'al più me la farò dare o, tutt'al più, potrò dire di aver letto, visto, sentito anche se in realtà è come se non avessi letto, visto, sentito un bel niente. In realtà potrei anche non leggere, non vedere e non sentire che tanto oggi come oggi non serve... (Normale, poi, che gli Esperti ci trattano come un pubblico di ignoranti, a noi piace essere trattati così e ci comportiamo così: "eh, ma bisogna considerare che il pubblico potrebbe non sapere, meglio più semplice") - era diventata irritata e scocciata. Io annuivo timidamente. Aveva ragione.

Parlando su un'opera d'arte o su un fatto ci sentiamo tutti professori... ma lo siamo solo d'opinione e, spesso, non Sentiamo e non Sappiamo nemmeno ciò che diciamo. Oggi come oggi, insomma, non c'è Sapere e neppure coerenza. Se solo la gente si comportasse come recitano i versi cui tanto applaudono almeno l'opinione, se non sulla cultura, la darebbero sull'esperienza!.>>

Si alzò faticosamente, era arrivata alla sua fermata. Mi sorrise mentre prendeva la sua, all'apparenza, pesantissima borsa e concluse sconsolata: "il cervello è un muscolo e come tale va allenato, ma sarà che "oggi come oggi" (ed anche come ieri) non alleniamo più niente, nasciamo già imparati...! Scusami, quella che è finita per essere una maternale non era per te! Sei attenta e curiosa, si vede! Cerca sempre di Essere - strinse il pugno - che di gente normale e mediocre oggi come oggi ce n'è troppa!"
Tornai a casa, dovevo studiare.


          Alla mia professoressa di Italiano, che da liceale ho tanto temuto quanto ammirato.